Progetto Il Numero Esatto
Note di regia
“Alice è così sicura nel suo pianto io così impacciata nel tenerla in braccio”
I fatti di cronaca che hanno ispirato la scrittura de “Il numero esatto” sono la questione da cui cominciare. La storia in sé si presta alla più becera moralizzazione, in campo ci sono argomenti spinosi per la nostra opinione pubblica. La gestazione per altri, la maternità surrogata, l’utero in affitto sono modi per parlare della stessa cosa e quando si parla “dei bambini” è facile cadere nella tentazione di avere un’opinione semplicistica. La genitorialità soprattutto quando riguarda una donna è questione pubblica più che privata. Questa drammaturgia riflette, in maniera cruda e delicata insieme, su cosa significhi per una donna essere centro del dibattito pubblico in quanto madre e le conseguenze estreme di questo senso del dovere. Cos’è una madre? Chi è una madre? Perché essere madre mentre il mondo brucia? Mentre il mondo brucia e la solita guerra dei confini umilia le vite delle persone c’è una figlia, la protagonista di questa storia, che con estrema lucidità cerca e poi trova se stessa in tutte le madri che hanno intersecato la sua crescita per diventare adulta. È così liberatorio il personaggio di Alice, è bello immaginare una protagonista che non pretende ma ascolta, che non giudica ma capisce, che evolve naturalmente verso un’analisi limpida del suo mondo, che sceglie l’amore o forse, ancora meglio, l’affetto un sentimento così radicale da spazzare le opinioni degli altri.
Note dell'autore
Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la ricerca si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso – poco dopo la sua nascita – la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’è sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa.
-Il testo è risultato finalista della 57^ edizione del Premio Riccione per il Teatro.
-Vincitore del Premio Ugo Betti per la drammaturgia, nel 2024.
-Pubblicato nella collana teatrale bettiana, per Bulzoni editore.
-Testo tradotto in lingua inglese; prima lettura il 20 Marzo 2026 presso Firepit, London.
Presentazione del testo a cura di Gilberto Santini
Il Numero Esatto è una sorta di viaggio di Alice (questo il nome, ovviamente non casuale, della protagonista) nel mistero via via più fitto della propria nascita. Cammino segnato dalla dolente impossibilità di dire “chi si è”, perché – sono sue parole – “s’è aperta una voragine io ora sono dentro un pozzo al buio”. Un quartetto di donne si divide la responsabilità della sua maternità: una prima madre, una gestante, una tata e una seconda madre. Quasi ci si perde a seguire questa catena di madri che non lo sono mai fino in fondo, ognuna in qualche modo “sbagliata”, “non giusta”, come recita il testo. In particolare, e anche questo non è casuale, l’unica madre biologica (la “proprietaria degli ovuli”, come viene definita) appare anche come quella più sprovvista del cosiddetto “istinto materno”. Di pagina in pagina il testo fa deflagrare ogni idea consolatoria della maternità in un confronto feroce col reale, “perché è solo un mito che le madri debbano qualcosa alle loro figlie”.
Il Numero Esatto può essere letto anche come una metafora, nei suoi chiaroscuri, nel suo variare senza soluzione di continuità dal personale all’universale, a partire dalla collocazione geografica di gestazione e nascita della protagonista, divisa tra l’Ucraina, ancora in fiamme dopo vent’anni per l’attacco russo, e la Russia da cui proviene la tata, e di cui si cita en passant anche “l’ultimo zar”.
Un viaggio che è al tempo stesso un’indagine acuminata e dolente sulla femminilità, mutuando innanzitutto da Caryl Churchill – autrice inglese di culto a cui il testo è espressamente dedicato – forme e ritmi del linguaggio, nervoso e frammentato. Un linguaggio capace di aderire alla realtà in maniera nitida, dando vita ad un affresco che i personaggi vanno componendo negli accaniti e serrati confronti a due che danno forma al testo.
Un testo scritto con mano sicura, ad alta vocazione scenica, il cui approdo in palcoscenico ci si augura prossimo e felice.
[Estratto dalla motivazione per il conferimento del Premio Ugo Betti 2024. La giuria composta da Marco De Marinis (Presidente), Lucia Chiatti, Pierfrancesco Giannangeli, Massimo Marino e Gilberto Santini, segreteria Donatella Pazzelli]
La regia è affidata a Martina Badiluzzi,
il cast è composto da Alessandra Borgia, Francesca Borriero, Anna Carpaneto, Federica Carruba Toscano e Giulia Weber.
La produzione è del Teatro Stabile di Napoli, la distribuzione a cura della compagnia Liberaimago, per la stagione 2025/26, con debutto in Aprile 2026.
Un progetto nato in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche
e In__corpore ; progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura.




